Difficile da credere. In un paese piccolo piccolo, Ari, alle falde della Maiella, la memoria si è trasfusa, magica simbiosi “arte-natura” in imponenti sculture di pietra bianca della Maiella. Sotto la mole maestosa del monte immobili e eterne sembrano fissare lontano a ovest il Gran Sasso d’Abruzzo stagliato tra le nuvole con la sagoma della “bella addormentata” e più a est oltre le vallate verdeggianti d’ulivo e gialle di grano l’Adriatico azzurro sfumato nel cielo appena più chiaro. Qui è nata l’Associazione dedicata a “Emilio Alessandrini” sostituto procuratore della Repubblica a Milano trucidato da terroristi di prima linea nel gennaio 1979.
“Uomo d’Abruzzo e magistrato d’Italia, ucciso per il suo impegno di Verità e Giustizia” é scritto con innocente grafia sul grande libro di marmo incrinato a metà posto all’ingresso della Scuola elementare, dinanzi a cui i ragazzi mettono spesso fiori di campo. Un’associazione di onore e memoria, voluta da quel lontano giorno di morte da chi scrive e Laura Bertolè a suggello dell’amicizia con Emilio nata sugli stessi banchi del Liceo di Pescara.
Quindi l’incontro tre anni fa col vulcanico sindaco di Ari, Renato d’Alessandro, che sembra quasi avere adottato questo piccolo paese. Attorno al progetto si sono via via raccolti la gente della valle, uomini illustri e semplici, magistrati e amici di Emilio. L’Associazione opera sotto l’autorevole guida onoraria di Giovanni Conso, già Presidente della Corte Costituzionale e Ministro della Giustizia, e con altri soci tra cui Nicola Trifuoggi, Ciro Riviezzo, magistrati come Laura Bertolè, Giuseppe De Lutiis storico, Gabriele Paragona, psicologo, e soprattutto Marco, il figlio di Emilio Alessandrini. Oggi brillante avvocato, egli aveva otto anni quando il papà venne ucciso subito dopo averlo accompagnato a scuola a Milano in quel nebbioso mattino di gennaio. La sua foto sul cruscotto venne schizzata di sangue. Emilio sembrava abbracciarla nel suo ultimo sguardo di vita e di amore. Da allora, anno per anno, in diversi punti del paese e nelle contrade della valle, sono spuntati loro, i “Titani della Memoria”, con forme diverse per la stessa tragedia di Caino, nati dalla sensibilità creativa di Antonio Di Tommaso, scultore tanto poco loquace quanto ricco di amore per la sua terra d’Abruzzo, da anni professore di belle arti all’Università di Firenze.

Il surreale circuito si snoda magicamente: blocchi di pietra, donati da Emilio Alimenti, titolare di un’antica cava, estratti dal cuore della Montagna, vengono adagiati nella vallata. Poi allievi giunti da varie parti del mondo per studiare a Firenze diventano ospiti della gente di Ari e sotto la guida del maestro Di Tommaso lavorano per settimane le pietre bianche dando loro sembianza e significato.
Da questo incontro di arte e natura nascono i “Titani della Memoria”. Le statue sono ormai una ventina, ciascuna dedicata a un magistrato, tutore dell’ordine, carabiniere, poliziotto, finanziere, agente penitenziario: insomma servitori dello Stato caduti per difendere la libertà e la democrazia della nostra tormentata ma splendida Italia. Sulla parete vicino la chiesa c’è la scultura-bouquet di rose separate da rivoli rossi come sangue per Emanuela Loi la bionda poliziotta uccisa insieme a quattro colleghi nella strage di Via D’Amelio; poco distante le colorate piastrelle per Giovanni D’Alfonso il maresciallo dei Carabinieri assassinato a Pescara; sparse nelle contrade le statue colossali per Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Rocco Chinnici, Rosario Livatino “il giudice ragazzino”, Antonio Scopelliti, Salvo d’Aquisto il carabiniere fucilato dalla furia nazista, Giovanni Palatucci l’ultimo questore di Fiume morto a Dachau per aver salvato tanti ebrei. Davanti all’aula consiliare quasi a vigilare quel luogo di democrazia, la scultura con la ruota dello Stato per il commissario Luigi Calabresi ucciso da terroristi e cattivi maestri.
Lo scorso anno si sono aggiunte nella piazza che guarda verso il mare la svettante fontana per il martiri di Nassirya e nei prati dintorno le statue per i giornalisti Carlo Casalegno, Walter tobagi e per il funzionario dei “servizi” Nicola Calipari. Per quest’ultimo dentro la sala consiliare, a testimonianza del suo sacrificio assoluto per la pace nel mondo, anche un bassorilievo natomi dal cuore, inaugurato alla presenza di tanti studenti convenuti ad Ari in occasione della giornata nazionale della legalità nelle scuole.

Nel luglio 2006, si sono aggiunte, tra gli ulivi dietro il Comune, quella, un libro non dischiuso, dedicata a Marco Biagi, il giurista ucciso dai terroristi per il suo impegno nel difficile mondo del lavoro e l’altra, un astrale fiore di marmo, per Emanuele Petri, il generoso poliziotto che col suo sacrificio permise di bloccare gli assassini, pronti ad uccidere ancora, del citato sventurato giurista e ancora prima di Massimo D’Antona.
Altre sculture si aggiungeranno ogni anno in questo luogo incantato: Ari-Paese della memoria. Ein quei giorni ancora una volta la valle si animerà come una magica tavolozza di colori, sentimenti, ricordi, propositi: tante persone provenienti dai borghi, dalle città d’Abruzzo e sempre più anche da fuori, contadini dalle rughe solcate di sole e sudore, cittadini e professionisti, magistrati e tutori dell’ordine, anziani e ragazzi, la banda che suona, il coro che canta, il sacerdote che benedice, fiori dovunque. Nella magica realtà che trascende tempo e spazio, passato-presente e futuro, tutti si stringono in amicizia, semplicità e tenacia, onorando col cuore ogni eroe di giustizia e di legalità, ad ARI piccolo grande paese sotto le falde della Maiella dove i “Titani” guardano nel monito silente della Memoria di pietra
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